Quasi duecento persone che si riconoscono nell’esperienza di differenti Movimenti ecclesiali presenti nella Diocesi di Brescia - Focolari, Rinnovamento nello Spirito, Comunione e Liberazione, Acli, Movimento Ecclesiale Carmelitano, Azione Cattolica - hanno vissuto domenica 22 marzo una giornata all’insegna della conoscenza, della condivisione e dell’ascolto reciproco.
Dopo un intenso momento di preghiera comune, la giornata è stata caratterizzata da numerose testimonianze sviluppate a partire da una domanda: Come l’incontro con Gesù ha cambiato la tua vita? Contributi importanti che pubblichiamo in questo spazio speciale dedicato all’iniziativa.
Centro Mariapoli “Luce” | Frontignano di Barbariga (Bs), 22 marzo 2026
Laura Ferrari - Comunione e Liberazione
Condividere il dono
Per me l’incontro con Gesù è stato l’incontro con delle persone. Nonostante già facessi un’esperienza di fede all’interno della Chiesa, e di Comunione e Liberazione, ad un certo punto mi è capitato di decidere di voler appartenere al movimento, quando ho capito che era la strada che più mi aiutava a vivere la fede e quindi a vivere la vita. Durante l’università, per tutta una serie di circostanze, si è acuito in me il desiderio di capire le cose, il desiderio di capire chi ero io e che senso avesse il mio stare nel mondo, quale fosse il mio compito. Alcune persone hanno destato in me un fascino, un’attrattiva, per cui ho iniziato a mettermi in gioco. Ho desiderato cominciare a stare di più con loro, per capire che cosa rendesse così affascinante la loro vita, per imparare e vedere che cosa gli permettesse di vivere senza censurare la fatica, il dolore, il dramma, le difficoltà, ma attraversarli con la speranza e l’apertura alla possibilità che ne venisse fuori qualcosa di buono per crescere. Mi hanno dimostrato che la loro e la mia umanità, le circostanze, possono essere sempre un punto di inizio per scoprire che cosa risponde alla sete del cuore.
Partire, restare, riconoscere
Mi è capitato di scoprirlo attraverso l’esperienza della morte di una persona cara, che ha iniziato a stare male in un momento in cui io ero lontana, in Russia, per un periodo di studi. Mi sono trovata a dover decidere se ritornare a casa o restare dov’ero, decisione molto difficile da prendere perché il visto che avevo non mi avrebbe permesso di rientrare una volta partita. Proprio in quella circostanza una cara amica mi ha detto: “Non temere, Cristo è risorto davvero”. Inizialmente ho pensato che non avesse capito che avevo bisogno di un consiglio concreto - partire o non partire - ma piano piano ho realizzato che quella risposta era il più grande segno di amicizia che lei poteva darmi, perché mi ha fatto capire che il punto non era cosa fare, ma riconoscere che lì dov’ero stava accadendo qualcosa che cambiava profondamente il mio modo di concepire il mondo e me stessa: lei lo chiamava Cristo.
Appena me ne sono resa conto non ho avuto più paura di decidere e sono rimasta. Questa decisione mi ha portata a sperimentare, sorprendentemente, libertà e letizia: è stato iniziare a dire il mio sì a Cristo. Da quel momento in poi, dopo aver sperimentato la libertà e la gioia di poter dire il mio sì, so per certo cos’era la vita prima e come è stata dopo quel momento.
Quello che mi è successo nell'incontro con Gesù, con Cristo, è questo: l’incontro con persone per cui la fede era così pertinente alle esigenze della vita, che incontrare loro è stato per me l’inizio di un cammino per verificare se la fede fosse davvero pertinente anche per me. La cosa interessante è anche che queste persone il cammino lo facevano (e fanno) insieme a me: non perchè ci vediamo spesso e passiamo tanto tempo insieme, ma perché vivendo la loro vita sono di compagnia alla mia, per cui l’esperienza di uno può diventare una ricchezza per l’altro.
Nel tempo il desiderio di non perdere questa gioia e condividerla, mi ha portata ad impegnarmi nelle cose e nelle amicizie che la tengono viva, a sposarmi, accogliere quattro figli, e nuovamente a percorrere una strada che non avevo previsto e che mi ha portata ad insegnare a scuola. Pensavo che avrei fatto un altro lavoro e per un po’ infatti ho fatto altre cose, ma ad un certo punto mi sono dovuta “arrendere” al fatto che per me insegnare è una grande possibilità per poter comunicare, condividere il dono che io stessa continuamente ricevo e questo mi da una grande gioia.
Le domande "scomode"
Essere a scuola mi fa venire sempre più il desiderio di capire chi è questo Cristo che ho incontrato, se risponde ancora oggi al mio cuore e ai cuori dei ragazzi di cui mi capita di intercettare attese, desideri interessi e che a volte pongono anche domande per molti adulti “scomode” perché esistenziali, condividono la loro tristezza, l’ansia, la delusione, la confusione, la mancanza di energie per alzarsi dal letto, la rabbia, il cinismo, l’apatia. Incontrandoli mi capita talvolta di intercettare qualcosa che va oltre il loro ruolo di studenti, a volte per un soffio (una parola detta, una poesia scritta nell’ora di inglese, una canzone che viene nominata, una domanda posta), altre volte perché si fanno coraggio e chiedono un aiuto, condividono un problema, un pensiero, un interesse, un desiderio, esprimono un opinione, si ribellano. Stare di fronte ai ragazzi in classe per me è un'occasione grandissima per non dare per scontate le domande che abbiamo in comune e, grazie alla sete che loro esprimono come riescono, per sentire di più anche la mia e cercare chi può rispondere al mio e al loro bisogno di senso.
“Ma che senso ha vivere?”
Un giorno durante una uscita scolastica un’alunna, così all’improvviso, mi dice mi chiede: “Ma che senso ha vivere?”. Non ho voluto darle una risposta teorica, ma condividere un cammino. Da quel momento è iniziato un rapporto bellissimo che è un continuo dialogo in cui si mettono a tema domande e possibili strade per trovare risposte: le suggerisco di leggere un libro, lei rimane colpita dicendomi che “non crede” ma l’autore del libro le sembra un prete “diverso dagli altri che conosce”, così la metto in contatto con la persona che l’ha scritto e si incontrano. Da una domanda che le faccio comincia a prendere in considerazione una possibilità inaspettata per il suo futuro, le viene il desiderio di conoscere sempre più persone che in un modo o nell’altro parlano alle esigenze e alle attese che tempo fa magari non sapeva nemmeno di avere nel cuore. Vedere come lei si è mossa a partire dalla domanda di senso che aveva e che l’ha messa in moto, alla ricerca, per me è di grande compagnia, è come se mi rimettesse di fronte alla domanda: tutto quello che tu hai vissuto fino ad ora, è ancora vero oggi? In questa situazione, davanti alle provocazioni di ragazzi di 16/17 anni che a volte sembrano mandare in crisi tante cose che uno pensa di sapere già, Cristo è ancora presente oggi? E come ti cambia, non a parole ma nei fatti? Con il loro essere danno a me la possibilità di fare un passo nel mio cammino di fede e quindi di conoscenza di me e del mondo. E questo mi fa sentire amata e preferita, e aumenta il desiderio di poter condividere questo amore perché anche loro lo possano riconoscere.
Qualche volta succedono cose sorprendenti
L’esito dei miei tentativi non è sempre quello che a me sembra auspicabile: qualche volta succedono cose sorprendenti, altre volte sembra che non succeda assolutamente nulla. In realtà però mi accorgo che quando non succede quello che io mi aspetto, a volte accade qualcosa di imprevisto: qualcuno chiede di spostare l’interrogazione e poi ti dice del malessere e della depressione che sta vivendo; qualcun altro risponde male e poi chiede scusa e piangendo parla della fatica di non sentirsi ascoltato dai propri genitori che lo hanno “costretto” a fare una scuola che non sente per lui e dal dialogo viene fuori che ha una grande passione per la finanza e mi viene in mente una persona da incontrare con cui confrontarsi sul futuro; un altro non perde occasione per gridarmi la sua rabbia, il suo dolore e la sua sfiducia negli adulti e - forse vedendo che questo suo grido può essere accolto - poi un giorno, senza dire nulla, mi fa trovare la catena della mia bicicletta riparata; qualcun altro dopo aver sempre riposto alla domanda “come va?” con un banale “tutto bene”, nonostante l’espressione del volto tradisse altro, finalmente un giorno dice: “così così” e racconta della preoccupazione per la sua famiglia e del suo desiderio di sentirsi utile.
In fondo in fondo tutti esprimono una domanda spesso inconsapevole, la sete della novità che Cristo porta nella vita e io non vorrei perdere queste occasioni per conoscere un po’ di più cosa risponde a questa sete che è anche mia. Per stare attenta e non perdermi le piccole o grandi manifestazioni di questa sete, mi è di grande aiuto la compagnia di persone (amici e altri insegnanti con cui cerchiamo di aiutarci a vivere il lavoro a partire dalla fede) che mi sostengano nel restare aperta a vedere come Cristo continuamente accade anche nelle modalità più imprevedibili nella vita mia o nella vita di quelli che incontro.
Laura Ferrari - Comunione e Liberazione
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