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Inciampare, ricordare, smuovere le coscienze. Con il "Patto di fraternità interreligiosa" un percorso di memoria e di impegno



Domenica 31 agosto un’ottantina di persone appartenenti a religioni ed etnie diverse, hanno percorso alcune vie di Brescia seguendo il filo della memoria tracciato dalle "pietre d'inciampo", piccole targhe di ottone incastonate nei marciapiedi davanti alle case delle vittime della persecuzione nazista. (1)

Un'iniziativa del Patto Bresciano di Fraternità Interreligiosa - realizzata con la collaborazione della Coopoerativa Cattolico Democratica di Cultura, una delle realtà di promozione culturale più importanti a Brescia - che rientra nelle azioni del Patto per favorire conoscenza reciproca tra quanti, di differenti convinzioni religiose e cultura, scelgono di lavorare insieme per costruire fraternità.


L'itinerario ha toccato diverse edifici della città dove le piccole targhe  inserite nel selciato ricordano per nome le vittime della disumana crudeltà del nazifascismo: Oreste Ghidelli, assassinato nel campo di concentramento di Flossenbürg (nella fota la pulizia della targa); Giulio Angeli, trucidato nel campo di concentramento di Dachau; Andrea Trebeschi, assassinato a Gusen, sottocampo di Mauthausen.

Davanti a quest'ultima "pietra", ad attendere il gruppo c'era il nipote, Antonio Trebeschi, che ha raccontato la straordinaria figura del nonno (che aveva condiviso gli anni d'oratorio con l'amico di Giovanni Battista Montini, futuro Papa Paolo VI), un protagonista della Resistenza, oltre che un cattolico profondamente impegnato.

"Ho compreso ancor più - ha commentato una dei presenti - la portata del coraggio e della determinazione di questi nostri eroi nell’affrontare il rischio di perdere la vita per un ideale che mirava a salvare la propria Patria”.

Per i numerosi cittadini di origine straniera presenti è stata un’immersione nelle radici valoriali di Brescia e dei Bresciani. Alcune frasi ricordate davanti alle "pietre d'inciampo" hanno profondamente commosso l'animo di tutti, come quella di Padre Giulio Bevilacqua (“Le idee valgono per quello che costano, non per quello che rendono”) e dello stesso Andrea Trebeschi (“Finché un uomo soffre non ci dev’essere pace per nessuno di noi”).


"L'imperativo - ha aggiunto un'altro partecipante - è categorico: ostinarci a far memoria per commuoverci e commuovere ancora, nel senso etimologico del termine. Smuovere la nostra e l’altrui coscienza, spesso anestetizzata dalla comoda mediocrità qualunquista, per scuoterla ed orientarla all’impegno civico".

"Questi segni sono stati incontri con persone che in modi vari hanno cercato di edificare un mondo più libero, giusto, fraterno. - ha sottolineato un'altra voce - A distanza di tanti anni dalla loro morte il messaggio ci è arrivato in modo commovente, donando speranza e convinzione che occorre perseverare e non smettere mai di aprire mente e cuore, senza limiti".


Il gruppo ha poi raggiunto Piazza della Loggia, nel cuore di Brescia, dove il 28 maggio del 1974 una bomba fatta esplodere dai fascisti nel corso di una manifestazione sindacale uccise otto persone: davanti alla stele che le ricorda, Carlo Alberto Romano, professore all'Università di Brescia, ha ricostruito il contesto storico e politico della seconda metà degli anni Settanta.

Il percorso è terminato nella Chiesa di San Francesco dove un frate dell'attiguo convento francescano ha accolto e guidato il gruppo alla scoperta delle straordinarie opere d'arte e del legame tra la storia di fede e carità di cui anche questa chiesa è testimonianza, nel solco dell'insegnamento di San Francesco che ha mostrato la via dell'amore ad ogni creatura, sulla misura dell'amore di Gesù.


1 - Le «pietre d’inciampo» sono state ideate negli anni Novanta del XX secolo, dall’artista tedesco Gunter Demnig come reazione al negazionismo e all’oblio nei confronti delle vittime del nazifascismo, perseguitate per il credo religioso, la razza, le convinzioni politiche e l’orientamento sessuale:
 sono oltre 70.000 le pietre posate in questi anni in tutta Europa. Ad oggi, a Bergamo sono state posate 20 pietre d'inciampo, a Brescia 21, a Cremona 19, a Mantova 12.


2 - Per conoscere la realtà del Patto Bresciano di Fraternità Interreligiosa clicca QUI



Ndr: il testo di questo articolo è stato preparato utilizzando diversi contributi; tra gli altri, quelli di Silvana Platto, Ettore Goffi e Tina Zatti che ringraziamo.







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