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Eugenio Ferri ritorna in Africa. Con l'idea di starci per sempre e costruire legami d'aiuto e di consapevolezza
event Pubblicato domenica, settembre 13, 2020



Eugenio Ferri, medico chirurgo di origini piacentine, dopo alcuni anni trascorsi nel Focolare di Brescia ritorna in Africa. Nella foto, scattata oggi all'imbarco dell'aeroporto di Milano Malpensa, è con Luciano Sguotti (a sinistra) che farà un mese di volontariato in corsia.

Concluso il periodo di formazione al Focolare, Eugenio è stato nella Germania dell'Est - era il 1993 - dove ha lavorato in un grande ospedale testimoniando con la vita, i comportamenti, l'attenzione verso tutti, la sua scelta per un Vangelo vissuto alla lettera. Dopo dieci anni è tornato in Italia e ha preso servizio all'Ospedale di Piacenza, nel presidio di Fiorenzuola. Con amici, colleghi e studenti ha avviato un ponte con l'Africa per portare aiuti e competenze.

Tra il 2013 e il 2015 è stato prima  in Camerun, nella cittadella dei Focolari di Fontem, e poi nella Repubblica Democratica del Congo, a Kinshasa, nel piccolo ospedale gestito dal Movimento. “Ora, dopo un bel periodo di riflessione personale ma soprattutto comunitaria, mi licenzio dal lavoro a Piacenza e parto per Lubumbashi, sempre in Congo".


Dunque di nuovo in Congo! A fare che cosa? 

"A Lubumbashi la comunità del Focolare nata negli anni '70, è fiorente, ricca di giovani e persone di grande valore. Ho avuto modo l'anno scorso di essere presente all'inaugurazione di un piccolo ospedale costruito con risorse locali! il Focolare femminile e tutti i focolarini sposati e la comunità sostengono questa iniziativa. Costruito alla periferia della città che, per il fenomeno della urbanizzazione, si sta velocemente popolando. Nascono tante piccole casette fatte con i mattoni della terra dei grandi termitai che sono presenti numerosi. La foresta è stata tagliata già due decenni fa e ora rimane una pianura con alberi piccoli. Un imprenditore dell'Economia di Comunione voleva fare qualcosa per la propria gente e sostenuto dal Focolare ha costruito il piccolo ospedale".


Certo, un conto è costruire dei muri, un altro metterci il contenuto.

Quando ho conosciuto la comunità, mi sono anche reso conto che avevano proprio bisogno di una mano professionale per poter iniziare e progettare il futuro dell'ospedale. La Provvidenza non si è fatta aspettare per cui ho potuto mandare quello che ancora mancava per iniziare. La sterilizzatrice e altri utensili arriveranno proprio nei giorni del nostro arrivo. “Nostro” perché anche Luciano Sguotti, Volontario, infermiere di Verona, ha voluto venire con me per un mese, e sarà prezioso per impostare la parte infermieristica.

Nella Repubblica Democratica del Congo il il Focolare maschile è nella capitale, a Kinshasa: il mio arrivo è visto di buon auspicio per poter aprire anche a Lubumbashi il Focolare maschile: la vita ci dirà".


Insomma, stare a Brescia, Piacenza o Lubumbashi è la stessa cosa! 

"E’ sempre una sorpresa vedere come in angoli sperduti del mondo è sempre possibile sentirsi a casa con persone che vivono lo stesso Ideale: Dio che agisce nella sua parola e nella vita del Focolare. Ci si trova a casa, fratelli. Non si parte mai da soli, non si arriva mai da soli, non sta in alcun posto da soli".


Anche negli anni in cui ha vissuto a Brescia lei ha fatto diversi viaggi, più o meno lunghi, in Africa, tenendo vivo un legame importante e coinvolgendo in azioni concrete tante persone.

"L'Africa ha uno straordinario bisogno di aiuti e di una consapevolezza nuova da parte del Nord del Mondo delle sue responsabilità. Paradossalmente è più facile aprire il portafoglio che la testa. Ma è un percorso che va fatto contestualmente. Partendo dai bisogni concreti, ovviamente. Per questo abbiamo raccolto e fatto partire in questi anni contributi in denaro e in attrezzature per l’Ospedale di Lubumbashi. Un ospedale che è un regalo dell’occidente, ma che adesso è di quel popolo”.


Cosa ha chiesto agli amici che in tanti sono venuti a salutarla in questi ultimi giorni?

"Di continuare insieme. Chiaramente avrò bisogno di supporto esterno per mantenere la qualità delle cure e garantire l’accesso agli indigenti, ma soprattutto penso che questo l'Ospedale di Lubumbaschi potrà diventare una vera scuola di comunione. Esperienze di medici e personale sanitario, campi di lavoro per giovani, tutto è possibile. Quindi si avrà bisogno di fondi ma forse di più di persone che vengano a condividere questa esperienza. Vi aspetto!".



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