L'ultimo saluto a don Tino Bergamaschi e le lacrime di Riccardo

Presieduta dal Vescovo di Brescia, mons. Pierantonio Tremolada, concelebrata da quasi ottanta sacerdoti, partecipata da un grandissimo numero di fedeli che la chiesa di Montirone non ha potuto contenere tutti, si è celebrata ieri mattina la cerimonia funebre di don Tino Bergamaschi, sacerdote focolarino morto la sera di martedì all’età di 76 anni.

Un funerale che si potrebbe raccontare in tanti modi diversi: con le parole del Vescovo all’omelia (Don Tino era un uomo dal carattere buono e amabile che amplificava il Carisma del Movimento dei Focolari a cui apparteneva, un Carisma che è un vero dono per la Chiesa); con quelle del sindaco (Ha portato a Montirone gioia ed entusiasmo); con il ricordo pieno di gratitudine del suo curato don Claudio Sarotti (C'erano tra noi quarant'anni di differenza, ma l'unità era più forte dell'età), quello commosso di una suora, la sintesi della sua esperienza terrena proposta da don Piero Prandelli, con il quale condivideva il Focolare sacerdotale; con l’intenso profilo spirituale tracciato da don Nelson Furghieri, responsabile dei sacerdoti focolarini delle nostre province (le trovate, entrambe, nei link al piede della notizia).


Un pianto che racconta

Ma in modo straordinariamente toccante, questo funerale in cui si è ringraziato l’Eterno Padre per il dono di un uomo generoso, felice, disponibile, con l’entusiasmo di un adolescente e la saggezza di un grande vecchio, lo si può raccontare con le lacrime di uno dei tanti ragazzi che erano in chiesa.

Me lo sono trovato vicino durante la celebrazione. La faccia bella di un adolescente qualsiasi, jeans, scarpe sportive, cappuccio della felpa che sbuca dal piumino. Appoggiato alla colonna dell’altare laterale dove anch’io avevo trovato un buco dove stare, ha seguito, serio serio, la messa. Le lacrime, ingrandite dagli occhiali, hanno cominciato a bagnargli gli occhi quando è andato al microfono don Claudio, testimoniando l’amore con cui don Tino faceva ogni cosa, di come prendeva a cuore ogni realtà della parrocchia.

Prendendo il fazzoletto di carta che gli ho passato, il ragazzo mi ha guardato come a scusarsi. Ma non c'era niente da scusare. Don Tino ha toccato il cuore di tantissimi - bambini, giovani, famiglie, adulti, preti e suore - adattandosi al passo di ognuno, camminando con loro sulle strade del Vangelo.

Il Vescovo benedice la bara di don Tino, le gira intorno con l'incenso prima che venga portata fuori dalla chiesa. La gente l'accompagna con un lungo, affettuoso applauso. Il ragazzo che mi è accanto continua a piangere. Mi piacerebbe sapere cosa è stato per lui don Tino, ma riesco solo a chiedergli come si chiama. "Riccardo", mi risponde. Le altre domande non riesco a fargliele. Va bene così. Di don Tino, Riccardo mi ha già detto tutto.

g.c.





Scopri di più