Un concerto, tante storie. L’entusiasmo per il GEN VERDE e un violino che riporta a quella visita di Chiara Lubich che…
Una performance coinvolgente quella del GEN VERDE davanti ad una sala strapiena: giovani e meno giovani, preti (anche due vescovi!), suore di diverse congregazioni, famiglie intere.
Sul palco cinque strumentiste e sei cantanti, diciassette brani, quasi due ore di musica e parole. Bello, emozionante, coraggioso, potente: sono gli aggettivi più ascoltati negli scambi di impressioni a fine serata. Una ventata di gioia e di entusiasmo.
“Ero sicura, nonostante tanti momenti di preoccupazione, che sarebbe stato un successo” dice Giuliana Zubani Bertagna, che per prima, insieme alla Cooperativa che gestisce il Centro Mariapoli, ha raccolto la proposta della manager del gruppo per una tappa bresciana del GEN VERDE ACOUSTIC da collocare tra due concerti nel veronese e la partenza verso alcuni appuntamenti in Austria. È stato un successo di pubblico, oltre le previsioni; una festa di musica con artiste di assoluta qualità, che parlano di Dio nel quotidiano della vita con la gioia straripante di chi sperimenta ogni giorno la verità e la concretezza del messaggio evangelico.
Tra il pubblico c'era anche Vanda Mainardi, impegnata nel mondo della scuola, con un'amicizia speciale per il GEN VERDE.
Ecco il breve vocale che ci ha mandato dopo il concerto.
Toccante il ricordo che il GEN VERDE ha voluto tributare alla memoria Giovanni Bertagna, imprenditore bresciano che con la moglie Giuliana ha vissuto a Loppiano per molti anni stringendo con le artiste uno straordinario legame alimentato da profonda stima e grande amicizia.
A margine dell'appuntamento al Centro Mariapoli "Luce", un incontro davvero speciale, approdo di una storia altrettanto speciale.
Da violinista a liutaio, con un dono per Chiara
Toccante il ricordo che il GEN VERDE ha voluto tributare alla memoria Giovanni Bertagna, imprenditore bresciano che con la moglie Giuliana ha vissuto a Loppiano per molti anni stringendo con le artiste uno straordinario legame alimentato da profonda stima e grande amicizia.
A margine dell'appuntamento al Centro Mariapoli "Luce", un incontro davvero speciale, approdo di una storia altrettanto speciale.
Da violinista a liutaio, con un dono per Chiara
Pino Arrè era un violinista nell’Orchestra del Teatro Petruzzelli di Bari. Rimase senza lavoro dopo lo scioglimento della formazione musicale, privata del suo teatro a causa dell’incendio doloso che lo distrusse nel 1991. Pino collaborò per qualche anno con diverse orchestre del Sud e poi, nel 1995, decise trasferirsi a Cremona per apprendere l’arte della liuteria. Nel 2004 Chiara Lubich, fondatrice del Movimento dei Focolari, venne a Milano per ricevere la cittadinanza onoraria che il Consiglio comunale le aveva concesso. Quei giorni in Lombardia prevedevano anche una visita al Centro Mariapoli “Luce” per incontrare le comunità della province di Bergamo, Brescia, Cremona e Mantova. Fu allora che Pino decise di regalare a Chiara uno degli strumenti che stava completando: un violino.
Per un impegno imprevisto Chiara dovette rinunciare al programma, ma mandò a Frontignano don Pasquale Foresi - che lei considerava un co-fondatore - e alcune delle sue prime compagne e dei suoi primi compagni.
E fu proprio a don Foresi che in quella occasione Pino consegnò il violino per Chiara.
Ventuno anni dopo
Dal 2004 facciamo un salto a metà dello scorso mese di febbraio. Romano Tiraboschi, che oggi vive a Brescia, è stato per alcuni anni manager del GEN VERDE. Tornando a trovare il gruppo nella Cittadella internazionale del Movimento dei Focolari a Loppiano, in Toscana, dove ha la sua base, portò in dono una coreografica bottiglia di liquore a forma di violino. Tanto bastò per innescare con Annalisa, originaria di Cuneo e violinista del gruppo, uno scambio di battute sullo strumento, sul più famoso dei liutai, Antonio Stradivari, e la sua città, Cremona: “Anche lo strumento che suono io viene da Cremona. - spiegò Annalisa - Venne affidato al GEN VERDE da Chiara che l’aveva avuto in regalo”. Romano, che da poco era stato a Cremona dove gli era stata raccontata la vicenda, scattò una foto insieme ad Annalisa e la mandò a Pino Arrè con un breve messaggio: “Ciao! Ecco Annalisa, la mitica violinista del GEN VERDE che suona con il tuo violino. Un caro saluto e un abbraccio”.
A distanza di ventuno anni Pino scopriva così che Chiara non aveva voluto che il suo violino finisse in qualche bacheca ma che avesse vita.
Un po’ di bello in questo pazzo mondo
Annalisa e Pino si sono incontrati poco prima del concerto al Centro Mariapoli “Luce”, giusto il tempo per lei di dirgli quanto era contenta, finalmente, di conoscerlo, e per lui di imbracciare e suonare nuovamente lo strumento dicendole che era molto contento che lei e il suo violino concorressero a portare un po’ di bello in questo pazzo mondo”.
Per un impegno imprevisto Chiara dovette rinunciare al programma, ma mandò a Frontignano don Pasquale Foresi - che lei considerava un co-fondatore - e alcune delle sue prime compagne e dei suoi primi compagni.
E fu proprio a don Foresi che in quella occasione Pino consegnò il violino per Chiara.
Ventuno anni dopo
Dal 2004 facciamo un salto a metà dello scorso mese di febbraio. Romano Tiraboschi, che oggi vive a Brescia, è stato per alcuni anni manager del GEN VERDE. Tornando a trovare il gruppo nella Cittadella internazionale del Movimento dei Focolari a Loppiano, in Toscana, dove ha la sua base, portò in dono una coreografica bottiglia di liquore a forma di violino. Tanto bastò per innescare con Annalisa, originaria di Cuneo e violinista del gruppo, uno scambio di battute sullo strumento, sul più famoso dei liutai, Antonio Stradivari, e la sua città, Cremona: “Anche lo strumento che suono io viene da Cremona. - spiegò Annalisa - Venne affidato al GEN VERDE da Chiara che l’aveva avuto in regalo”. Romano, che da poco era stato a Cremona dove gli era stata raccontata la vicenda, scattò una foto insieme ad Annalisa e la mandò a Pino Arrè con un breve messaggio: “Ciao! Ecco Annalisa, la mitica violinista del GEN VERDE che suona con il tuo violino. Un caro saluto e un abbraccio”.
A distanza di ventuno anni Pino scopriva così che Chiara non aveva voluto che il suo violino finisse in qualche bacheca ma che avesse vita.
Un po’ di bello in questo pazzo mondo
Annalisa e Pino si sono incontrati poco prima del concerto al Centro Mariapoli “Luce”, giusto il tempo per lei di dirgli quanto era contenta, finalmente, di conoscerlo, e per lui di imbracciare e suonare nuovamente lo strumento dicendole che era molto contento che lei e il suo violino concorressero a portare un po’ di bello in questo pazzo mondo”.
g.c.
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