“Ciò che sta accadendo nelle società attuali, dove le città sono invase da manifestazioni giovanili che danno sfogo al malessere, alla protesta contro un contesto di vita in cui non si riconoscono, induce a riflettere su quali progetti mettere in campo per un futuro migliore. La pace è indubbiamente un obiettivo fondamentale per garantire la vita futura e migliorarla. Ma occorre investire sui processi formativi per preparare i giovani ad essere innovativi, responsabili e consapevoli per impegnarsi nel mondo”.
Sono parole di Mons. Vincenzo Zani nell’intervista che ha concesso a FLest in vista di un importante momento di riflessione e dibattito promosso dal Movimento dei Focolari, Fondazione SFERA, Associazione per un mondo Unito, Luce Cooperativa sociale e Opera per l’Educazione Cristiana e inserito nel programma dell’ottava edizione del Festival della Pace che si tiene a Brescia dal 13 al 29 novembre.
La proposta dei Focolari si articola in tre momenti:
il convegno VOCI E TESTIMONIANZE PER LA PACE nella mattinata di sabato 14 novembre al Centro Mariapoli “Luce” di Frontignano (Bs) (clicca QUI per tutti i dettagli) con esperienze provenienti da Paesi in guerra insieme a percorsi di dialogo interreligioso e fraternità universale;
sempre sabato 14 novembre , alle 21, nella straordinaria cornice del Duomo Vecchio di Brescia il CONCERTO PER LA PACE del pianista libanese Omar Harfouch, accompagnato da letture tratte dallo storico discorso di Papa Paolo VI alle Nazioni Unite;
dal 16 al 29 novembre WORKSHOP GIOVANI, laboratori partecipativi dedicati ai giovani per sviluppare leadership, cittadinanza attiva e progettualità per la pace.
Come disse Papa Giovanni Paolo II nella storica Giornata di preghiera per la pace ad Assisi, “la pace è un cantiere aperto a tutti”. Quando si apre un cantiere occorre avere il progetto; quello della pace ha come pilastri portanti il dialogo, la fraternità, la solidarietà, la cooperazione, l’amicizia, il rispetto dell’altro. Lo ribadisce Papa Leone XIV nel messaggio per l’anniversario di Assisi: “il dialogo, la ricerca di parole e di gesti di pace sono risorse preziose in un’epoca di conflitti”.
Le iniziative che il Movimento dei Focolari inserisce nel Festival della Pace di Brescia presuppongono un protagonismo giovanile orientato al bene comune che la narrazione contemporanea dà per scomparso. Su quali convinzioni poggia la vostra ambizione?
Il Festival è una grande opportunità perché soprattutto i giovani scelgano l’obiettivo di costruire il bene comune. Da anni il Movimento è impegnato a promuovere ovunque “azioni per un mondo unito”, perché crede nel valore del bene comune. Questo è uno dei principi fondamentali della dottrina sociale della Chiesa: esso include la “socialità” come proprietà connaturale della persona umana che aiuta a promuovere la sua capacità di crescita, di collaborazione, di convivenza. La socialità è la condizione necessaria per incrementare un comune patrimonio di cultura e di civiltà che diventa un bene di ognuno e di tutto. Tutto ciò è impossibile in una cultura di conflitto.
I luoghi della costruzione identitaria dei giovani - pensiamo alla scuola ma anche all’associazionismo, al volontariato, agli oratori - vivono differenti difficoltà attraversate dal malessere sociale. Lavorare per un futuro di pace può essere un percorso rigenerante e trasversale?
Ciò che sta accadendo nelle società attuali, dove le città sono invase da manifestazioni giovanili che danno sfogo al malessere, alla protesta contro un contesto di vita in cui i giovani non si riconoscono, induce a riflettere su quali progetti mettere in campo per un futuro migliore. La pace è indubbiamente un obiettivo fondamentale per garantire la vita futura e migliorarla. Ma occorre investire sui processi formativi e accademici per preparare i giovani ad essere innovativi, responsabili e consapevoli per impegnarsi nel mondo. E papa Leone XIV, a tale proposito, afferma che “in quest’opera siamo chiamati ad assumere un ruolo attivo, senza rifugiarci nello spiritualismo o nei nostri piccoli mondi (...) ma investire nell’educazione, curare le relazioni, amare la giustizia e la pace”.
Il programma del convegno del 14 novembre potrebbe anche essere letto come un atto d'accusa al sistema della comunicazione di massa che poco o nulla vede e considera al di fuori dell’immediato, urlato e drammatizzato. Ci sono spazi di manovra per recuperare alla comunicazione un ruolo formativo?
Il convegno affronterà le grandi sfide di oggi, analizzate con l’aiuto di esperti e attraverso molte esperienze in atto nel mondo. In una società complessa, occorre fare i conti con tensioni, dilemmi e negoziati per trovare soluzioni che non possono essere semplicistiche e banali. Le iniziative che si vogliono lanciare a livello educativo intendono aiutare i giovani a saper ricercare, a tutti i livelli, equilibri tra equità e libertà e rispetto delle regole democratiche. Non si è all’inizio in questo lavoro ma vi sono esperienze significative che non compaiono quasi mai sui mezzi di comunicazione. Occorre, perciò, dar voce e sostegno a chi si impegna quotidianamente in progetto coraggiosi e a tratti eroici e che per questo fanno la storia perché vanno in profondità.
Qual è lo specifico dei Focolari in questo delicatissimo frangente della storia?
Nato sul carisma di Chiara Lubich, incentrato sull’unità che Gesù ha chiesto al Padre prima della sua passione: “Padre, che tutti siano uno”, il Movimento dei Focolari offre un orizzonte aperto a tutti gli aspetti della vita umana e si innesta sull’affermazione del Concilio Vaticano II che ha considerato il mondo come spazio di una vera fraternità. La fraternità e l’unità si realizzano se si costruisce e si diffonde la civiltà dell’amore.
Qual è per la Chiesa del nostro tempo e nella prospettiva di un rilancio del protagonismo giovanile, la “fortuna - per dirla con il titolo di una recente pubblicazione - di essere irrilevanti”?
Papa Leone, nel primo saluto dopo la sua elezione, ha invocato una pace disarmata e disarmante e, richiamando sant’Agostino insiste sulla necessità di sviluppare la vita interiore per far crescere la magnifica umanità che Dio ha posto in noi ed essere artefici della pace. Questa, che per taluni potrebbe essere l’espressione della irrilevanza, diventa invece la forza dinamica di un nuovo umanesimo di cui il mondo oggi ha bisogno.
Per partecipare al Convegno e al Concerto CLICCA QUI
Resta Aggiornato
Ricevi le ultime notizie, gli appuntamenti e il passaparola direttamente sul tuo smartphone.
