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Antonia Testa: "Mettere il Carisma dell’unità sempre più a servizio della Chiesa e dell’umanità"
event Pubblicato sabato, luglio 04, 2026

“Sono attratta dalla scoperta del nuovo, dall’inesplorato. Sono aperta alle relazioni e incline al lavoro di squadra, amante del bello e attratta dal divino; desiderosa di rapporti autentici, semplici, intrisi di amicizia. E dalla mia terra bergamasca ho imparato il coraggio di saper rischiare”. 

Si racconta così Antonia Testa, focolarina originaria di Clusone in alta Valle Seriana, medico e docente universitaria, eletta tra i 20 consiglieri che per il quinquennio 2026-2031 affiancheranno la presidente del Movimento dei Focolari Margaret Karram. Ad ognuno dei venti componenti il Consiglio generale dell’Opera di Maria - il nome ufficiale del Movimento dei Focolari - la presidente ha assegnato incarichi precisi; ad Antonia Testa ha affidato tutto ciò che riguarda la testimonianza e la trasmissione dell’Ideale dell’unità, oltre alla cura e all’accompagnamento dei Focolari presenti nel Continente africano.


Sorpresa ma felice

“Mentre nelle precedenti Assemblee generali avevo partecipato come delegata - ha raccontato Antonia agli amici che l’hanno voluta salutare in occasione di una breve vacanza nella sua Clusone - mi sono unita a quella che si è tenuta lo scorso marzo solo negli ultimi giorni, dopo la mia elezione nel Consiglio generale”. Sorridendo confida che proprio non aveva messo in conto di poter essere chiamata al nuovo incarico: “Ho avuto l’impressione che Dio mi stesse invitando a seguirlo su una strada che non avevo previsto, ma che Lui aveva pensato per me”. Dice però di essere felice, “con fiducia” sul lavoro che l’aspetta “e con il desiderio che la squadra che accompagnerà la presidente sappia ascoltare la voce dello Spirito, comprendere le domande del nostro tempo e mettere il Carisma dell’unità sempre più a servizio della Chiesa e dell’umanità, contribuendo a generare fraternità concreta, a costruire ponti dove oggi ci sono divisioni e a offrire percorsi credibili di pace in un mondo che la implora”.


Il Movimento dei Focolari Antonia l’ha incontrato dapprima attraverso i genitori, Angelo e Maria, approfondendo poi la spiritualità nei percorsi di formazione dedicati alla sua età. 

“Durante l’adolescenza - ha scritto in alcune righe che le sono state chieste per presentarsi ai delegati dell’Assemblea - le esperienze con i giovani del Movimento nelle valli bergamasche sono state determinanti. Le Mariapoli, che accoglievano persone di ogni età, cultura e professione, sono state per me una vera culla vocazionale. Ho avvertito che il mio cuore non poteva non aprirsi al mondo intero”. 

Una “conferma” le arrivò direttamente da Chiara: “Le scrissi una lettera, e lei in risposta mi inviò la frase del Vangelo in cui Gesù dice: Ecco, Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo. Questo passaggio, negli anni, è stato un riferimento prezioso e costante, che mi ha aiutando in tante vicissitudini. Anzitutto mi ricorda che posso contare solo su Dio e non sulle mie forze. Poi sottolinea che Gesù è vivo e presente tra noi con la Sua gioia, con il Suo Spirito, e infine mi richiama a testimoniarlo nel mondo attraverso l’amore reciproco tra noi, che è manifestazione della Sua luce e della Sua Potenza”. 


Nel 1984 Antonia si trasferì a Roma per studiare medicina, maturando pochi anni più tardi la scelta di entrare in Focolare. Dopo la laurea proseguì il percorso universitario con la specializzazione in ginecologia e ostetricia a cui poi seguì il dottorato in cardiologia fetale e pediatrica.

A lungo ha svolto attività clinica al Policlinico Gemelli nella capitale, fino a quando, nel 2009, è stata chiamata ad essere corresponsabile della comunità dei Focolari a Roma. Ha continuato però l’attività di ricerca scientifica e l’insegnamento universitario. Nella foto: Antonia, terza da destra, con un gruppo di studenti

“Quando decisi di studiare medicina avevo un desiderio preciso: donare qualcosa all’umanità”, ha sottolineato Antonia nell’incontro di Clusone, e rispondendo a una domanda sulle “rinunce” che le sono state imposte da un impegno clinico e accademico di altissimo livello da un lato, e dall’altro da una “vita di Focolare ad alta intensità”, ha risposto: “Nessuna rinuncia! Da studente e prima della vocazione al Focolare desideravo tanto conoscere il mondo. Ebbene, attraverso il mio lavoro e la vita del Movimento ho avuto la possibilità di incontrare persone e culture molto diverse — dalla Cina all’Armenia, dal Cile al Portogallo, dall’Azerbaigian alla Lettonia — costruendo rapporti profondi, avviando collaborazioni scientifiche e condividendo percorsi e progetti di vita inaspettati. In un certo senso, ho potuto davvero abbracciare il mondo. Un’altra grande passione è sempre stata la famiglia: una casa accogliente, relazioni autentiche, figli, amici. Anche questo desiderio ha trovato nel Focolare una risposta sorprendente. Ho ricevuto una famiglia molto più grande di quanto avrei potuto immaginare, fatta di legami profondi, fraternità e condivisione”.


Ed ora l’attende anche l’Africa

“È una porzione di mondo che ci viene raccontata solo attraverso le catastrofi, i conflitti, le epidemie. Questa lente non rende giustizia ai doni che le popolazioni africane possono offrire a tutti noi in termini di capacità relazionali, valore della comunità, resilienza, creatività e gioia. Il Movimento dei Focolari, negli anni, ha scelto di investire su queste capacità e particolarmente sui giovani, che sono il presente dell’Africa e faranno la differenza anche nel futuro di questo Continente. Il modello assistenziale ha prodotto nel tempo risultati piuttosto limitati. Al contrario, la mia esperienza diretta mi ha mostrato come la co-progettazione e la costruzione condivisa di percorsi possano generare esiti spesso inaspettati. 


Con il padre in Burundi

"Ne ho avuto una chiara testimonianza durante un viaggio in Burundi, dove ho accompagnato mio padre novantenne (nella foto) che dopo aver conosciuto in Italia un giovane studente burundese di agraria, ha avviato con lui un percorso di collaborazione fondato sulla condivisione, sull’ascolto reciproco e sulla capacità di superare conflitti relazionali. Da questa esperienza sono nati progetti concreti che hanno portato alla riqualificazione di un territorio, alla realizzazione di un allevamento e all’avvio di un’attività commerciale. Anche nel mio lavoro di ricercatrice ho avuto l’opportunità di collaborare con un gruppo di chirurghi del Malawi, impegnati nell’assistenza e nella cura delle donne affette da carcinoma della cervice uterina. Insieme abbiamo sviluppato un progetto diagnostico basato sull’utilizzo dell’ecografia, una metodica accurata, accessibile e sostenibile anche in contesti con risorse limitate. Sono esperienze che mi hanno insegnato molto". 


"Quando la presidente del Movimento mi ha affidato questa realtà ho ripensato alle parole di una delle prime compagne di Chiara Lubich, Valeria Ronchetti, che visse per un periodo in Camerun. “Dio ha creato l’Africa in dono per me”, disse. Voglio anch’io avere nel cuore questa certezza”. 

 Anche sull’altro incarico a cui dovrà attendere, Antonia ha le idee chiare: “Avverto forte la portata dell’incarico avuto da Margaret Karram: portare alle donne e agli uomini di oggi ciò che per noi è stato un dono trasformante, l'esperienza di un Dio che ama, guarisce, unisce e rende possibile la fraternità. Mi vengono in mente le prime comunità cristiane. Non vivevano in tempi facili, eppure erano animate da una certezza che dava forza a tutto: la presenza viva del Risorto in mezzo a loro. Credo che anche oggi la sfida sia la stessa: rendere visibile questa presenza del Sacro nel mondo attraverso di noi. L’ho visto accadere quando una maratona scientifica, in tempo di Covid, ha unito medici di tutto il mondo e un centro indù che assisteva migliaia di bambini nel sud dell’India. I fondi raccolti non furono sufficienti per rispondere alle necessità e Papa Francesco, intervenne personalmente a coprire la parte mancante. La fraternità vissuta fa accadere anche questo”.


Nei giorni del suo breve ritorno a Clusone in molti della Comunità Locale del Movimento dei Focolari hanno voluto farle festa con grande affetto e stima.

“Ho riconoscenza per le mie radici bergamasche - ha ammesso Antonia - perché in esse siedono quei tratti del mio carattere legati al lavoro, all’intraprendenza, alla fedeltà ideale. Allo stesso modo avverto una enorme gratitudine verso quanti ci hanno preceduto nella scia di Chiara Lubich: hanno aperto strade nuove con coraggio e fiducia, lasciandoci un patrimonio spirituale che continua a generare vita”.


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