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L'incontro a Caravaggio (Bg) con Elena Granata: “Ognuno cresce solo se sognato, se guardato”
event Pubblicato domenica, giugno 14, 2026

“C’è stato bisogno che arrivasse in Italia, a Reggio Emilia, una principessa, come nelle fiabe, per dirci quanto sono importanti i bambini e ricordarci quale esperienza, bagaglio culturale e tradizione educativa ha il nostro paese”. 

Ha esordito così Elena Granata, Docente di Urbanistica al Politecnico di Milano, vice presidente della Scuola di Economia Civile, editorialista e scrittrice, intervenendo nei giorni scorsi a Caravaggio (BG) ad una iniziativa pubblica intitolata: “Dove siamo finiti? Le sfide per ‘abitare? insieme (giovani e adulti) in un tempo complicato”. L'appuntamento rientrava nel percorso “Don Pierino ieri, oggi, domani” che ha avuto come capofila la Fondazione don Pidrì e don Pierino unitamente a 17 associazioni, gruppi e movimenti tra i quali ha dato un forte contributo la Comunità Locale del Movimento dei Focolari.

L'incipit dell'incontro ha immediatamente conquistato l’attenzione degli oltre 120 partecipanti. Elena Granata ha poi evidenziando che quando siamo circondanti da bambini diventiamo persone accudenti, mentre quando ci disabituiamo ad avere attorno a noi bambini, diventiamo insofferenti nei loro confronti: " Ma una società che trova insofferenti bambini e adolescenti è destinata a diventare una società indifferente e poi violenta".

Molti gli stimoli che la relatrice ha offerto nella sua relazione parlando dei giovani oggi, in relazione alla scuola, al lavoro, alla politica, all'economia, agli spazi di espressione e ai rapporti intergenerazionali; a partire da essi si è sviluppato un dialogo coinvolgente con i presenti che hanno posto domande e riflessioni.

Aristotele definiva i giovani pieni di passione, sognatori, impulsivi e pronti a rischiare. Ma è ancora così? Oggi i ragazzi guardano alla società con un mix di grandi ideali e preoccupazione per il futuro. Come vedono il domani i giovani di questa generazione? I giovani di oggi sono ragazzi che vorrebbero correre, ma si trovano davanti a una società che spesso mette i bastoni tra le ruote ai loro sogni. Perché? Ma soprattutto quali strade percorrere per cambiare il percorso?

Mettendo in campo la sua esperienza concreta con i giovani universitari, Elena Granata ha evidenziato come gli studenti giungano in Università già con un elevato grado di disillusione. Quasi la consapevolezza che, sì studio, prendo una laurea, ma tanto non ne vale la pena. E spesso manca loro la conoscenza di quali sono i loro talenti, forse perché famiglia e scuola non credono nei figli e nei ragazzi e non sono state capaci di far emergere il bello, il dono che c’è in ciascuno di loro. Da qui una proposta: rimettere al centro delle politiche pubbliche, l’attenzione ai primi 5000 giorni di vita (primi 14 anni circa), periodo della vita nella quale un ragazzo diventa un cittadino della sua città. E per questo dobbiamo ripensare le città, i paesi (sicurezza, scuola, gioco, ambiente) per fare spazio ai ragazzi che vivono questo importante periodo della loro vita.

Ma perché siamo giunti a questa situazione e come possiamo uscirne? ha chiesto un altro dei presenti.

Una motivazione è certamente demografica, ha sottolineato Elena Granata. Negli ultimi decenni si è invertito, rispetto al passato, il rapporto tra giovani e adulti:  l’Italia è il paese europeo con il minor numero di cittadini tra 20 e 34 anni: siamo un Paese che sta invecchiando rapidamente! Se a ciò si abbina il fatto che negli ultimi anni a livello occupazionale si è verificato una piccola crescita occupazionale, ma soprattutto tra gli ultracinquantenni, la situazione peggiora ulteriormente. Un messaggio scoraggiante che non favorisce certamente lo sviluppo della nostra nazione. Come uscirne? cambiare mentalità e prospettiva e favorire ed attuare politiche a livello trasversale pensandole mettendo al centro le nuove generazioni

Cosa possono fare scuola e mondo del lavoro per dialogare e lavorare insieme per le nuove generazioni?

Il modello scuola in Italia - ha risposto la prof.ssa Granata - è ancora novecentesco e quindi inadeguato ai tempi. A scuola i ragazzi sono in un ambiente Novecentesco, fuori accendono il cellulare e sono ben oltre il 2025. Questa dicotomia crea nei giovani ansia, paura, preoccupazione. Per sradicare questa differenza, è necessaria una stretta collaborazione tra giovani e adulti dove le generazioni dialogano e lavorano insieme per un cambiamento di stile formativo, perché, essendo l’uomo un soggetto “spugnoso” solo l’incontro con l’altro ci cambia e ci cambia in meglio.

Parliamo di giovani e adulti - hanno rilanciato dal publico - ma sembra che il confine sia sempre più labile. Adulti per età si comportano da adolescenti e viceversa come si può spronare gli adulti ad essere tali?

Elena Granata ha evidenziato quanto sia vero che si “adultizzano” i bambini fin da piccolissimi (bimbe che si truccano fin da 3 o 4 anni) e poi si “bambinizzano” gli adulti, situazione che porta ad avere un numero inferiore di adulti che hanno la consapevolezza dell’importanza del loro ruolo, civile, sociale, culturale ed educativo. Questo modo di essere è frutto di un modello culturale e sociale che ci è entrato nelle viscere che ci impone di essere sempre giovani, sportivi, efficienti, belle, magre dimenticando lo spazio per il tempo libero, il tempo di fermarsi ad ascoltare l’altro. Stiamo vivendo un modello culturale fondato sulla fretta che non favorisce le relazioni con gli altri esseri umani. Un modello che stiamo inculcando anche nei bambini che non hanno più lo spazio libero per il gioco, per un po’ di ozio, perché tutta la giornata è impegnata in una successione di attività che non fanno altro che creare stress.Cosa fare? Smantellare questo stile di vita per favorire quelle piccole, ma importanti relazioni sociali quotidiane che spesso evitiamo per la fretta.

Non poteva mancare la domanda sulla convivenza con persone di altre culture.

Ogni giorno - ha affermato Elena Granata -  siamo a contatto con il disagio di tanti giovani che si manifesta anche in forme violente, ma il problema non è l’incontro con le culture, ma con persone disagiate. Questi fenomeni non hanno alcun legame con il tema religioso e culturale. Sono tante le esperienze belle e positive con giovani provenienti da altri paesi e ben integrati. Questo purtroppo non fa notizia. Esistono poi casi difficili che sfociano nella violenza. Per questi casi dobbiamo capire perché si è arrivati a quella situazione e come “smontare” quella energia negativa che porta a espressioni violente. La strada è quella delle relazioni, dell’utilizzo degli spazi pubblici per famiglie, giovani, anziani, un ambiente dove anche le forme più violente possono essere più facilmente neutralizzate.

Ma i giovani sembrano poco "spugnosi" rispetto ai valori? 

Non esiste una generazione povera di valori. Dobbiamo, invece, domandarci perché i giovani di oggi sono arrivati a 18/20 anni ad essere così disillusi, in crisi, pieni di paure, con patologie di ogni tipo. Quanti adulti capaci di ascoltarci abbiamo incontrato nel nostro cammino? Quanti insegnanti capaci di guardarci negli occhi e perdere tempo con noi? Ognuno cresce solo se sognato, se guardato.

Un altro intervento del pubblico ha posto alla relatrice la questione su quali politiche  possono offrire un cambio di tendenza, alla luce delle encicliche di Papa Francesco.

Elena Granata ha evidenziato come il modello capitalista nel quale siamo immersi trasforma tutto in merce. Attraverso una serie di esempi ha evidenziato che il nostro modello di vita non è più fondato sul lavoro, come dice la Costituzione, ma sulla rendita e ad esserne penalizzati sono proprio i giovani che devono fare gavetta per 20 anni, che non riescono a trovare casa se non a prezzi esorbitanti, e questo non gli permette di poter sviluppare i loro progetti di vita penalizzando non solo se stessi, ma l’intera economia-sociale del nostro Paese. Paese che è poco conosciuto dai nostri giovani che viaggiano più all’estero che in Italia. Le ragioni sono varie, una che viaggiare in Italia è carissimo. Negli ultimi anni non si sono favorite per i giovani iniziative, agevolazioni per conoscere, apprezzare, amare il nostro Paese. Occorrerebbe un Erasmus italiano, organizzato dalle scuole, o dagli Oratori, per fare in modo che si concretizzi uno scambio culturale tra giovani italiani di aree diverse del paese, con l’obiettivo di scoprire le bellezze del nostro paese e instaurare relazioni tra giovani italiani.

Un'ultima domanda/riflessione rivolta dai partecipanti ad Elena Granata ha riguardato l'atteggiamento dei I giovani verso la politica: la sentono lontana e poco interessata ai loro problemi perciò si fidano sempre meno dei partiti!

Nonostante questo, molti ragazzi si impegnano nel sociale e cercano modi alternativi per fare politica vissuta come “polis”. Elena Granata ha voluto su questo argomento, puntualizzare subito che non sono i giovani che hanno disertato la politica, ma è la politica che ha disertato i giovani. Una politica partitica che parla di argomenti che non interessano concretamente la vita dei giovani. Un segnale in questo senso è stato mandato dai giovani con la partecipazione al Referendum. I ragazzi sono intelligenti e si impegnano su quegli argomenti concreti dove possono avere importanti ricadute per il loro futuro, per le loro aspirazioni di vita. Argomenti come sicurezza sulle strade, ambiente,  disabilità, volontariato, l’accesso all’acqua - e l'elenco potrebbe continuare! - sono i temi che interessano i nostri giovani. Ai giovani interessa questa politica non quella attuale che i partiti, di qualsiasi schieramento, senza differenze, stanno purtroppo facendo. Nonostante questo, molti ragazzi si impegnano nel sociale e cercano modi alternativi per fare politica vissuta come “polis”.

Un lungo e caloroso applauso ha sottolineato l’apprezzamento di tutti per una serata davvero importante in cui Elena Granata ha dato un contributo straordinariamente incisivo all'analisi dei problemi con concreti suggerimenti per almeno cominciare a pensare azioni comuni per la loro soluzione.


Ezio Zibetti

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