Sono nata nella Germania dell’Est e ho visto il crollo del Muro di Berlino

La testimonianza di Carina Nack, che ore vive a Manerbio, nel bresciano.

La mia storia al di là del Muro

Sono nata a Eisenhuettenstadt nel Germania dell’Est nel 1972, prima città costruita dal sistema comunista allo scopo di diventare città modello del comunismo.
Mi ricordo un’infanzia serena, asilo nido, asilo, scuola elementare




Facevo sport a livello agonistico ed ero molto attiva nel FDJ, Libera Gioventù Tedesca, organizzazione giovanile del partito comunista. Credevo davvero nei valori di libertà, uguaglianza e fraternità; la nostra educazione è stata molto “realista”, cioè solo tutto quello che vedevi era vero. Un Dio non lo vedevi perché non lo potevi toccare quindi… non esisteva.

Mia bisnonna mi aveva fatto battezzare in segreto, ma poi non ho avuto nessun tipo di educazione religiosa, anzi la gente che credeva in Dio per me non era molto a posto..



Incontri a Berlino
A 16 anni mi sono trasferita a Berlino per lo studio presso dei parenti; i miei primi incontri con “credenti” sono stati una coppia luterana presso la quale sono andata successivamente ad abitare, e un gruppo di giovani conosciuti occasionalmente che si trovavano una volta a settimana. (Ho saputo poi che appartenevano al Movimento allora denominato Gioventù Nuova).
Mi ricordo che con questo gruppo per non so quale motivo avevo legato molto, e mi ero impegnata con loro per preparare una coreografia sulla vita di Maria. 
Per me era il primo contatto con la Bibbia e con la vita cristiana.  L’incontro settimanale era diventato un punto fisso: incontravo amici, raccoglievamo soldi, cantavamo, festeggiavamo....
Dopo un lungo periodo mi si avvicinava un ragazzo che mi dice: “Sai, non si vede che sei diversa da noi” Ero diversa? Sì in effetti sì, avevamo sogni di vita simili: FRATELANZA, UGUALIANZA LIBERTA’. Erano parole e valori che ci univano ma io non avevo un obiettivo come loro perché semplicemente, lo facevo, bisognava farlo e basta. Io non credevo nel loro Dio, ma se doveva davvero esserci, bisognava che me lo facesse far capire Lui! E così, i miei incontri proseguivano. 


1989: un tumulto di reazioni

Nel 1989 a Berlino si avvertiva che qualcosa “bolliva in pentola”: tante persone andavano nell’ ovest attraverso l’Ungheria; mi ricordo dell’occupazione dell’ambasciata della Germania e il successivo treno che portava la gente nella Germania dell’Ovest, le preghiere nelle chiese. Non avevo mai visto così tanta gente nelle chiese. Poi una sera, mentre ero con amici giunge una comunicazione “E’ CROLLATO IL MURO”. La mia reazione: “Come? C’è adesso la guerra?” Per me il crollo di questo sistema era IMPOSSIBILE! Eppure… la delusione era forte, la confusione ancora di più, c’erano tante paure verso un sistema politico che io non conoscevo. Nei giorni successivi tanta euforia; davanti a casa mia si è aperta una stazione della metro di Berlino che passava sempre lì, ma che per trent’anni era rimasta chiusa


1990: una nuova strada

Mi viene fatta la proposta di andare con i miei amici a Roma ad una manifestazione mondiale dei giovani, chiamato GENFEST; doveva parteciparvi anche il papa. Ho accettato sorpresa per l’invito e con grande gioia, un po’ perché avevo l’occasione di viaggiare, la prima volta andare fuori dal blocco est-europeo, un po’ perché volevo capire cosa c’era di speciale in questi giovani che sembravano così veri con la loro vita.
Le esperienze che ho sentito lì, ma soprattutto la vita di questi miei nuovi amici, mi hanno dimostrato che la vita cristiana non è stare in chiesa a pregare in ginocchio ma è concreta, proprio così come l’avevo conosciuta nella gioventù del sistema comunista con la differenza lì avevo trovato una vera motivazione “Vedere nell’ altro, in tutti altri, Gesù” cioè il mio Dio!
Che fenomeno!  Tornata da Roma ho cominciato un piccolo percorso per avvicinarmi alla Prima Comunione e ai sacramenti e poi, man mano, altri piccoli passi in questo nuovo cammino verso l’unità.
Anche oggi , nella mia ricerca di dialogo, di fratellanza, di libertà, continua a venirmi chiesto di abbattere muri in famiglia, al lavoro, a scuola… dappertutto ci sono e trovo ancora muri, a volte anche in me stessa, ma capisco che l’arma per abbatterli non sono martelli e picozze, ma l’amore.