"Taglio, cucio e regalo mascherine. È il mio piccolo contributo nella battaglia contro il contagio". Dall'Alta Valle Seriana un gesto d'amore semplice e concreto

Antenna 2 è una webtv di Clusone (Bg). Mette in rete programmi legati al territorio della Valle Seriana e delle Valli circostanti. L'altra sera ha pubblicato un servizio con questo titolo: "Mascherine gratis, le fanno alcune donne di Clusone".

Una bella storia di solidarietà semplice e concreta che coinvolge un gruppetto di donne della cittadina che sono passate dalla produzione familiare di presidi di tutela anticontagio ad una produzione numericamente ben più consistente che viene messa a disposizione di chiunque ne abbia bisogno: persone, gruppi, associazioni, volontariato.

Nel gruppo c'è anche Patrizia, ormai "specializzata" nel taglio del tessuto destinato poi al confezionamento.



Il "tessuto non tessuto" da cui passa solo amore

Qualche tempo fa avevo letto l'esperienza di una giovane del Movimento dei Focolari che vive in Corea del Sud, la quale aveva pensato, di fronte all'emergenza sanitaria del Coronavirus, di creare mascherine protettive per aiutare le persone che non potevano acquistarle. 

Ora che anche noi siamo nel pieno dell'emergenza, quell'esperienza mi è tornata in mente quando mia sorella m'ha detto d'essere alla ricerca di mascherine da usare sul lavoro, per lei e i suoi clienti.

Così comincio a preparargliele con del tessuto di cotone che ho in casa. Mi manca l'elastico: vado in merceria e mentre valuto con la commessa il più adatto alla bisogna, la proprietaria mi chiede di preparare cinque anche per lei; poi me le chiede un’amica, poi un signore che le ha viste realizzate e adoperate.

Le preparo per tutti, senza problemi. Quando le consegno tutti vogliono pagarmele, ma io non voglio niente. Insistono. Propongo loro di dare ciò che vogliono: faremo poi arrivare il contributo a sostegno dei nostri ospedali.
Vengo poi  a conoscenza di una richiesta di persone che possano aiutare a tagliare e confezionare mascherine in "tessuto non tessuto" per i volontari che stanno aiutando in questo momento sul territorio, per associazioni che non trovano più mascherine in commercio.

Mi sento chiamata in causa direttamente e subito rispondo mettendo a disposizione le mie capacità di taglio e cucito: sono ormai un’esperta!

Non sono presidi medico-chirurgici, sia chiaro, ma possono tutelare chi sta davanti a noi: servono per proteggere le persone che incontriamo, così qualora uno fosse senza saperlo positivo anche se asintomatico, non rischia di alimentare il contagio.

Da giorni ormai continuo a tagliare mascherine: 200, 300, 400; ho vesciche sulle mani ma è il minimo che possa fare per offrire il mio piccolo contributo di solidarietà e di amore verso chi è esposto ad virus e, nonostante tutto, è pronto a dare la vita per il prossimo da soccorrere.

Patrizia